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Antica Capua

Primi Popoli

L'epoca dei primi popoli che si insediarono nell'attuale territorio campano, secondo gli storici Polibio, Antioco ed Eliano, risalirebbe al 3200 a.C.; infatti nella fertilissima pianura dominata dal fiume Volturno, classificata come il Territorio di Capua, nel periodo a cavallo tra l'età del Bronzo (protovillanoviano) e la fase iniziale dell'età del Ferro (900-850 a.C.), sorgevano piccoli villaggi di stirpi latino-sicule: gli Osci

Secondo gli storici, gli Osci con gli Ausoni e gli Aurunchi, occupavano l'attuale Campania e gran parte del Lazio; preferivano vivere in pianura sia per la fertilità del terreno, sia per la vicinanza del mare e per questo identificati anche come Tirreni. Si spiega così anche l'origine delle città marinare, come Cuma, Pozzuoli, Baia, Napoli e altre città costiere.

Lo storico Plinio estende il dominio Osco anche oltre l'attuale Terracina, ovvero nelle zone che dal Nord del monte Circeo si estendono fino all'Ardea presso Roma e la zona Sud dei monti Albani; territorio all'epoca comandato dai Volsci con capitale ad Anzio (Antium) e sconfitti verso il IV secolo a.C. dai Romani. 

 

Greci ed Etruschi

Dai primi riscontri fatti, si è dedotto che i primi popoli ramificatisi nel Territorio di Capua furono i Greci e gli Etruschi dando inizio alla formazione dell' Ethnos Campano. Questi due popoli influenzarono a loro volta la vita politica, economica, sociale e religiosa della Campania, nonché le varie tecniche costruttive, gli usi e costumi dei popoli che ivi già vivevano. Ma, mentre i Greci si preoccupavano soprattutto di far assimilare, alle popolazioni locali, il loro modo di vita, gli Etruschi pensarono subito ad espandere la loro egemonia, insediandosi in zone libere e più strategiche al fine di potersi difendere e, nello stesso tempo, allargare i propri confini.

Il passaggio dalla preistoria alla storia di tutta l'area centro-meridionale, comunque, lo dobbiamo alle colonie Greche perché furono il popolo più civile dell'antichità e, maestri di tutte le arti. Introdussero l'alfabeto insegnando la poesia, la filosofia e le scienze; diffusero il culto degli Dei, dando vita a due forme religiose: dionisiaco-appolinea e mistico-oracolare. Novità nella vita politica, economica ed artistica, furono la circolazione della moneta, l'agricoltura, il commercio maritmo e terrestre, la lavorazione della metallotecnica e della ceramica decorata. Inoltre favorirono la trasformazione dei villaggi di capanne in un vero centro urbanistico, basato sul tipo ortogonale.

Anche gli etruschi, non da meno, si fecero valere. Portatori di una civiltà certamente più evoluta rispetto a quella degli abitatori indigeni, gli Etruschi erano un popolo dedito all'agricoltura e alla pastorizia, all'estrazione ed alla lavorazione dei metalli, ai commerci e alla navigazione. Essi erano fondati su una solida concezione stradale, su più elaborate credenze religiose ed ultraterrene, su una profonda conoscenza del governo del territorio, dell'urbanistica, dell'architettura, dell'arte, della guerra e della scrittura. Furono capaci anche di apportare delle variazioni all'alfabeto Greco.

In tale contesto si pone la fondazione di Capua, sicuramente opera degli Etruschi, ma quanto all'effettiva epoca, ci sono delle discordanze. Dagli studi effettuati, si fa riferimento a due date al dir il vero molto distanti tra loro: 800 a.C. e 471 a.C.. La prima data (800 a.C.), comunque, è risultata la più attendibile poiché ottenuta dalle scoperte archeologiche, in particolare modo della famosa tegola di Capua e da riferimenti storici; tuttavia, non si esclude che il processo di urbanizzazione sia stato lungo o che ci siano state delle successive ricostruzioni della città (VII-VI sec. a.C.) al fine di garantire un maggiore controllo del territorio, sia politico che militare. Quest'ultima ipotesi, è confermata dalla presenza di strutture architettoniche, tra le quali l'impianto urbano e la cinta muraria, nonché dal ritrovamento di reperti archeologici, con i quali si evidenziano l'origine del nome, l'organizzazione politica, economica e religiosa.

Senza dubbio, nel VI sec. a.C., Capua fu il centro della potenza etrusca in Campania e esercitò la stessa egemonia che Roma aveva nel Lazio. La città deve agli Etruschi tutto l'assetto urbano: strade, mura e servizi. Infatti, la città si presentava nella sua disposizione costruttiva ben ordinata grazie all'adozione del sistema ortogonale, con strade incrocianti ad angolo retto. Troviamo in questa fase il rito dell'incinerazione e dell'inumazione: il primo sistema provvedeva alla raccolta delle ceneri funebri, in vasi di bronzo deposti in cubi di tufo; il secondo, consisteva nel sistemare il cadavere in casse di legno o pietra, chiuse da un coperchio.

Per quanto riguarda l'origine del nome della città, essendoci molte leggende sul fondatore e sulla fondazione di Capua, è difficile determinarlo. Alcune leggende, naturalmente non si accostano ad una possibile verità e per questo dovranno escludersi, altre, per quanto siano differenti ma avendo qualche cosa in comune, si possono ritenere più attendibili. Dai dati ricavati nella storia, si può risalire al nome di Capua per varie vie relative sia alla natura campestre della zona, sia alla funzione della città, sia ai personaggi dell'epoca, sia a leggende ed alla pratica etrusca della limitazione urbana. Per tanto, si rimanda il lettore al link dedicato.

Dal VI sec. a.C. Capua fu scenario di tante battaglie contro i Greci; la prima sferrata dagli etruschi, ovvero quella di Cumae, fu abilmente respinta dai greci, anche se gli etruschi non risentirono di tale sconfitta. Nella seconda battaglia di Cumae, avvenuta in mare nel 474 a.C., i Greci misero completamente al tappeto gli Etruschi. Caddè così il sistema politico campano da anni padroneggiato dagli etruschi; provocando una grande immigrazione dei popoli limitrofi in quella regione, in particolare modo, dei Sanniti.

 

Sanniti

I Sanniti, provenienti dall'entroterra del Molise e appartenenti alla stirpe umbro-osca-sabellico, seppero ben approfittare delle precarie situazioni etrusche. Infatti, invasero Capua riducendola in loro potere tra il 438 e il 424 sec. a.C. Con la conquista da parte dei Sanniti, Capua riuscì comunque ad avere una sua indipendenza, tanto che si continuò sempre a parlare l'etrusco e ad esercitare una fiorente attività economica. Fu maestranza di civiltà per i Sanniti i quali subirono un profondo cambiamento, e abbandonarono i loro modo di vita primitivo per organizzare una complessa civiltà fondata su un'avanzata conoscenza delle tecniche agrarie, metallurgiche e idrauliche. Capua divenne, col passare del tempo, sempre più debole nei confronti dei suoi occupanti e per tanto formò una lega con i popoli limitrofi, che si trovarono a competere con l'esercito Sannito continuamente impegnato nella loro espansione in Campania.

Tra 343 sec. a.C. Capua, essendo semi-indipendente nella confederazione sannitica e nei confronti degli altri popoli campani la più potente, fu presto chiamata ad intervenire in aiuto di un popolo campano, minacciato dai Sanniti. L'aiuto di Capua, non riuscì comunque a fermare l'avanzata sannita che, anzi, sconfiggendo l'esercito capuano alle falde del Tifata la distrusse e la occupò. Questa ulteriore sconfitta, costrinse Capua ad chiedere aiuto a Roma, che non potè soccorrerla poiché aveva da poco stretto un patto con i Sanniti. A questo punto Capua, chiese la sottomissione a Roma, al fine di ottenere l'aiuto chiesto. Roma che aveva sempre vista Capua come una fonte di ricchezza economica e militare, accettò.

 

Capua e Roma

La guerra tra Romani e Sanniti (343-341 sec. a.C.), si concluse con la vittoria dei romani. Roma divenuta ormai padrona di Capua, nonostante imponesse al popolo capuano il pagamento di tributi, le accordò la civitas sine suffragio e il diritto di coniare monete e di mantenere le proprie istruzioni e magistrature. Ma, essendo stata sempre indipendente, si sentiva comunque oppressa da Roma, tanto da tentare in più occasioni il distacco da essa. Fu più volte coinvolta in battaglie come alleata di Roma contro i sanniti: nella seconda guerra sannitica (326-304 a.C.) Roma fu sconfitta dai Sanniti e Capua, con scarsi risultati, fece il primo tentativo di distacco da Roma; nella terza ed ultima guerra sannita, Roma vise i Sanniti divenendo padrona di tutta le popolazioni del centro-sud.

Durante la battaglia dei romani contro Pirro (280-275 a.C.), Capua, si dichiarò neutrale. La battaglia contro Roma, e il tentativo di Pirro di assoggettare Capua, furono subito sventati dai romani. Nella seconda guerra punica (264-242 a.C.) e nella campagna contro i Galli (225-222 a.C.), Capua seppe far ben valere il suo esercito che al fianco di quello romano, favorì Roma che riuscì vincitrice. Questa intesa tra Roma e Capua, riuscì a regalare a quest'ultima, una tranquilla vita (preromana) indipendente, che le giovò sia nel campo economico e culturale, sia su di un ordinamento politico e sociale.

Nonostante la vita serena concessa dai romani, a Capua e soprattutto tra il ceto medio (mercanti, artigiani, piccoli proprietari terreni e alcuni componenti dell'aristocrazia greco-etrusca e del patriziato sannita), serpeggiava sempre il desiderio di indipendenza dal suo "supervisore" Roma.

Nel 218 sec. a.C., Capua fu coinvolta con Roma nella seconda guerra punica e nel 216 sec. a.C. durante la battaglia di Cannae accolse e ospitò, aiutandoli, i reduci romani. Proprio durante la guerra punica, quando i capuani si resero conto che ormai i Cartaginesi, capeggiati da Annibale, stavano per averla vinta sui romani, pensarono che fosse il momento buono per ribellarsi a Roma. Così il partito popolare capuano, nonché l'intera Capua, si schierò dalla parte di Annibale nella convinzione che la sua vittoria le avrebbe assicurato l'egemonia sull'Italia centromeridionale. Annibale fu accolto insieme al suo esercito con un entusiasmo tanto grande da passare alla storia come i famosi ozi di Capua.

Una volta a Capua, Annibale tentò più volte di allargare il suo dominio, dichiarando guerra alle varie città vicine ancora fedeli a Roma, ma con così scarso successo da trascinare nella rovina la stessa Capua. Sconfitti i Cartaginesi, retrocessi fino a Zama, i romani riconquistarono Capua che fu severamente punita per l'atto di diserzione tentato nei suoi confronti. Roma, così, prima punì i capi del partito popolare antiromano (addirittura molti di essi si avvelenarono prima dell'arrivo dei romani), poi l'intera città con la confisca dei territori e regressione a praefectus Capuam Cumas. La riduzione in prefettura, portò Capua alla privazione delle magistrature, delle autonomie e diritti; il territorio fu diviso e messo in vendita o a disposizione degli abitanti dell'ager, i quali la utilizzarono come emporio e deposito.

Dopo il 211 a.C., per almeno dieci anni, Capua fu sotto il controllo di un comandante di legione. In questo periodo fino al 194 a.C., Roma le tolse gran parte del suo territorio al fine di fondare delle colonie: Peteoli, Liternum e Volturnum; il compito di queste era quello di sbarrare l'accesso al mare a Capua, ovvero di renderla complementare ad esse. Infatti, Capua era troppo importante per Roma, e quindi non poteva essere abbandonata a se stessa, la sua fertilità era una fonte inesauribile di prodotti.

Nel 73 a.C. da Capua partì la rivolta degli schiavi capeggiata da Spartaco, un gladiatore forte e con idee ellenistiche. Gli schiavi, infatti, erano trattati come tali e lavoravano nei campi, mentre i più forti venivano addestrati per poi combattere nell'anfiteatro o durante i banchetti delle nobili famiglie. La rivolta, passata alla storia come guerra servile, fu per Roma una vera minaccia, poiché Spartaco era riuscito a radunare alle falde del Vesuvio, circa centomila uomini, con i quali distrusse intere regioni, sconfiggendo gli eserciti romani. Per questo motivo, Roma fu costretta ad intervenire con un massiccio esercito che sconfisse e punì con la crocifissione, sulla via Appia, Spartaco e oltre seimila uomini.

Nel 59 a.C., si ebbe la definitiva romanizzazione della città che fu ridotta da Giulio Cesare ad una colonia di veterani che per lui combattevano. Divenuta così di dominio romano, Capua si trovò in una fase di grande attività di edilizia pubblica e privata che, insieme ad un gran numero di monumenti, apportò un miglioramento nel aspetto urbanistico. Sotto Augusto, nel 26 a.C., con il titolo di Colonia Julia Augusta Felix, la città fu ben voluta da molti principi, tanto da ricevere numerose donazioni, costruzioni e visite. Tra i tanti personaggi che soggiornarono a Capua, si ricordano: Tiberio, che vi soggiornò prima di ritirarsi a Capreae dove dedicò il Campidoglio; Adriano la riportò all'antico splendore e con Costantino, divenne un importante centro cristiano dove, nel 320, fu edificata la prima basilica cristiana (Basilica Apostolourum) divenuta anche sede del Consularis Campaniae. In quel periodo, Capua tornò agli splendori di un tempo tanto da vantare una cinta muraria di 9Km con almeno quattro porte, due fori, due teatri, un maestoso anfiteatro, un circo, vari impianti termali, un campidoglio e numerosi templi in cui si trovano i santuari della Magna Mater e Diana Tifatina, questi ultimi situati fuori del centro urbano. Tutto questo rese Capua una città prosperosa di abitanti, di ricchezze e di sontuosi edifici, tanto da essere classificata, nel IV sec. a.C., da Ausonio come la terza città d'Italia e ottava di tutto l'impero. Unica nota dolente di quel tempo, fu l'opera di Domiziano; infatti, completando il disegno punitivo nei confronti di Capua con la costruzione della via Domitiana, che collegava Pozzuoli con Sinuessa, escluse la città dal traffico ad ampio raggio, in particolare modo la isolò da Roma e dai grandi porti della Campania.

 

Barbari: la fine di Capua

In seguito Capua dovette subire gli assalti barbarici infatti, nel 410 fu devastata dai Visigoti di Alarico e nel 455 dai Vandali di Genserico; nel 476, con la caduta dell'impero romano, la città fu conquistata dagli Eruli di Odoacre e nel 493 da Teodorico, re degli Ostrogoti. Sotto l'impero Giustiniano, nel 553, Capua ebbe un po' di respiro grazie alle opere di restauro che l'imperatore apporto alla città. La ritrovata tranquillità cessò dopo qualche tempo, ovvero alla venuta dei Longobardi, nel 594. Divenne sede di contea alle dipendenze del ducato di Benevento e per circa tre secoli, Capua fu sede di interminabili lotte, congiure e devastazioni. Nel 841, in una di queste guerre, nata per la successione del ducato di Benevento, una banda di Saraceni assoldata da Radelchi e comandata dal berbero Halfun, saccheggiò e distrusse Capua. Tra tutte queste guerre, contribuirono alle varie distruzioni della città, i due terremoti del 685 e dell'841 d.C.

La città ormai distrutta, fu la causa dell'emigrazione di che si trasferirono nei pressi di Triflisco e di Casilinum, che ereditò il nome e le insegne della vecchia città. A Casilinum, fortificato il porto fluviale i nuovi abitanti fondarono nel 857, sotto la guida del vescovo Landulfo, la nuova Capua, utilizzando il materiale dell'antica città.

Qui finisce la storia dell'antica Capua.

Approfondimento

Bibliografia

Capua Antica, 1997
A. Perconte Licatese

S.Maria C.V., guida alla storia e all'arte della città, 1996
M. Romano e S. Sapio

Capua dalle origini, 1969
G. Maccariello

Introduzione · Antica Capua · S. Maria C. V.
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