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Leggenda degli Osci

La leggenda narra che gli Osci o Ophici, sarebbero stati i primi abitanti di questi luoghi. Secondo gli storici, gli Osci con gli Ausoni e gli Aurunci occupavano l'attuale Campania e gran parte del Lazio, e preferivano occupare la pianura per la fertilità del terreno e per la vicinanza del mare, in modo particolare le coste, per cui erano chiamati anche Tirreni; cosi si spiega anche l'origine delle città marinare, come Cuma, Pozzuoli, Baia, Napoli e altre città costiere. Lo storico Plinio estende il dominio Osco oltre il monte Circeo, cioè al di la dell'attuale Terracina, quindi dal mare ai monti, Circeo, Terracina, Sezze, Priverno e chiama questi abitanti i Volsci, i quali, dalle carte geografiche storiche, vengono riportati come abitatori delle zone che dal Nord del monte Circeo si estende fino ad Ardea presso Roma e la zona Sud dei monti Albani.

Altra tradizione valida si fonda sul nome stesso di "Osco" che si suppone essere stato il capitano dei Toschi o Toscani, colui che guidava il popolo emigrante, sicuramente però, si sia creata una certa confusione che si tratta dello stesso racconto degli Osci, come si confusero spesso le due leggende di Capi e di Belo, perché la data di questi racconti coincide per tutti e tre, cioè il 3200 dalla creazione del mondo. Verso quell'anno, dunque, sarebbero arrivati questi profughi, ed e anche probabile che vi abbiano trovato altra gente, gli aborigeni, o popoli rimasti ivi da precedenti passaggi, come potrebbero essere stati gli Itali che andarono a stabilirsi nella punta estrema della penisola, che si fusero poi con i calabri o Calabresi, che furono chiamati Itali. Il primo nome d'Italia infatti e venuto dalla Calabria, tuttavia e opinione accreditata e ventilata benevolmente anche da qualche storiografo Capuano che una parte di questi Osci o Toschi o Volsci, per non combattere con gli abitanti trovati lungo il fiume Volturno, e prendere con la forza il loro posto, come del resto era costume di quei tempi, o anche perché stanchi per gli stenti sopportati lungo il cammino, invece di fermarsi presso il fiume, si spinsero più avanti verso un luogo boscoso.
Si racconta che durante questo spostamento, il capitano Osco, scorse un falco che volava su di lui, come se fosse una guida, poi si vide il volatile posarsi in un punto determinato, quasi a indicare che quello era il luogo stabilito dagli dei per la fine del lungo cammino. Gli antichi, come e noto, abitate prima le capanne presso le rive del Volturno e poi le terre più all'interno; mentre, se pure volessimo chiamare col nome di città queste abitazioni, esse ebbero il nome di Volturno, mentre il secondo nucleo si chiamò Osco, nome derivato, come abbiamo detto, o da Osco, capitano, o dagli Osci o dai Tusci. Quando poi cambiò il nome, ed e impossibile stabilirne il tempo, fu chiamato Capua tutto l'agglomerato abitato; quello presso il fiume si chiamò, Casilino (vedi Approfondimenti )

La questione sulla priorità dell'una o dell'altra città, sorse in tempi molto posteriori, in seguito alle diverse distruzioni, agli esodi ed ai ritorni dei cittadini da un luogo ad un altro.
Tutti sappiamo che Capua fu distrutta completamente una prima volta dai Romani, durante o verso la fine della II guerra Punica, perché colpevole di avere ospitato Annibale nemico di Roma; una seconda volta dai Vandali, poi dai Visigoti, ancora da Totila, poi rasa al suolo dai Saraceni, infine da due terremoti nel 685 e ne11'841 d.C.
Volendo fare un ragionamento al fine di dare una soluzione ad ogni dubbio, pur rimanendo nella leggenda, è importante spiegare la traduzione e il significato dei nomi che fino a questo momento abbiamo fatto.
I - Osco significa serpente, però anche questa parola e la traduzione letterale dei sostantivi Capi o Capis che tradotto in Osco, si scrive proprio Osco. Lo schema semplice sarebbe dunque questo; parola antica originale Capi o Caphis (la h si perdette e rimase Capis) si traduce Osco, la quale parola significa serpente. E' importante ricordare questo particolare.
II - Ai nomi corrispondevano le funzioni e gli uffici che essi svolgevano e che occupavano, cioè capi o capitani, come oggi si può dire comandante di reparto, o il generale, il sindaco il prefetto o anche il re o presidente generale.

Gli studiosi di cose antiche hanno creduto di individuare in alcuni elmi, i copricapi di guerrieri Osci, perché erano sormontati da serpenti, anzi un elmo sormontato da un serpente e stato attribuito ad Osco stesso; il serpente era considerato un animale augurale, questo ornamento sull'elmo era chiamato Oscono. Infine non bisogna tralasciare un altro indizio sull'argomento e cioè che il nome di Osco sia stato dato a quel popolo, per il gran numero di serpenti che essi trovarono sul luogo dove costruirono la città di Capua.
Stando cosi le cose si potrebbe accettare come probabile anche la leggenda di Capi, cugino di Enea, che avrebbe fondato il primo gruppo di case e cioè Volturnum; poi sopraggiunsero gli Osci, provenienti dalla Toscana e Umbra e da altri luoghi e avrebbero preso stanza nei pressi di Volturnum, poi unendosi avrebbero cooperato nei lavori delle costruzioni; gli Osci con l'esperienza nei lavori, i Troiani con l'arte dell'architettura e ingegneria, specialmente per le mura in difesa della città che Polibio paragonava a quelle di Troia e di Atene. Costruita e rafforzata la città, tutti in buona armonia la chiamarono Capua, nome corrispondente all'autorità che esisteva in essa. Cosi supposero i poeti Virgilio, Sallustio e Sellio. anzi Virgilio scrive il seguente verso: "At Capis hinc nomen Campalzias ducitur urbi"; che significa: da Capi ne e derivato anche il nome alla città Campana.
Un altro elemento, per questa storia, non deve essere trascurato, perché di grande importanza; sulla facciata della Chiesa di S. Eligio dell'attuale città di Capua, si osserva nella parte destra, una pietra selice che raffigura una grande coppa o tazza da cui emergono le teste di sette serpenti e sotto la scritta: "Genius theatri", esso fu trovato nell'antico teatro Capuano; la tazza voleva indicare la terra Campana, alcuni dicono la città, che accoglieva nel suo seno gli Osci o Ophici (cioè serpenti).

Ultima opinione sul nome di Capua e avanzata da alcuni autori antichi, tra i quali lo stesso Tito Livio, Velleio, Diacono, Servio, Dionigi d'Alicarnasso e altri, i quali fanno derivare il nome di Capua dal dominio che la città aveva In Campania; la città comprendeva (cioè capiva) altre città, era a capo, era signora dei popoli, metropoli di tutta la campagna. In altri termini più semplici, il significato del verbo capire corrisponde a quello dialettale napoletano, come nella frase "In questo locale capono molti", cioè può ospitare molta gente, d'altra parte e il vero significato del verbo latino.

Bibliografia

Capua Antica, 1997
A. Perconte Licatese
Ed. Spartaco

Capua dalle origini, 1969
G. Maccariello A.G.
Ed. Della Torre

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