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S. Maria Capua Vetere

Nei secoli successivi alla fondazione della nuova Capua e sotto le sue dipendenze, sul sito della città emula di Roma, iniziarono a sorgere intorno alle basiliche cristiane vari casali. Questi piccoli borghi, presero il nome di S. Maria Maggiore, S. Pietro in Corpo, S. Erasmo in Capitolio e solo più tardi si aggiunse ad essi, S. Andrea dei lagni. Dall'860, in seguito alla unificazione amministrativa avvenuta tra i borghi di S. Maria Maggiore, S. Pietro in Corpo, S. Erasmo in Capitolio, unici poli superstiti all'abbandono della città antica, nacque S. Maria Maggiore, il cui nome derivò dalla basilica che si ergeva nella zona meridionale dell'antica Capua.

Nel 1134, i Longobardi dovettero cedere il dominio ai Normanni, ai quali subentrarono nel 1195 gli Svevi e nel 1268 gli Angioini. Sotto quest'ultima dinastia, S. Maria Maggiore acquistò una particolare importanza; infatti ad esso fu incorporato il casale di S. Erasmo, poiché nella residenza reale estiva della Torre in S. Erasmo, nacque il re Roberto. A S. Maria Maggiore, furono interessati anche gli Aragonesi, poiché trascinati dalla devozione per la Vergine che veniva venerata nella più maestosa basilica della città che, nel V secolo, fu fondata da Simmaco.

Dopo la dominazione degli ispano-asburgica (1516-1738), S. Maria Maggiore ebbe nuova vita grazie all'arrivo dei Borboni infatti questi, con la costruzione della reggia di Caserta, scelsero la città come piazzaforte militare a difesa della zona ovest, in cui stava nascendo la grandiosa opera vanvitellania. Questa opera in costruzione, di conseguenza, richiamò molti viaggiatori i quali oltre a visitare la reggia, visitavano anche le rovine della vecchia Capua. Qui, grazie ai primi scavi archeologici, si riportavano alla luce preziosi reperti. S. Maria Maggiore venne ribattezzata col nome di S. Maria di Capua, è fino al 1806, fu casale di Capua. Nei primi dell'ottocento, fu designata da Giuseppe Bonaparte intendenza e nel 1808, Gioacchino Murat, vi fissò la sede dei Tribunali. Alla vigilia della battaglia sul Volturno, nel 1860, S. Maria di Capua ospitò le truppe garibaldine. Dopo tale battaglia si procedette all'unificazione politica della penisola. Negli anni successivi all'unificazione, grazie alla competenza dei suoi amministratori, S. Maria di Capua visse in un clima di serenità e, grazie all'impegno di laboriosità dei cittadini, la città fece registrare una notevole rinascita economica.

Nel 1862, S. Maria di Capua prende il nome dell'attuale città: S. Maria Capua Vetere; questo avviene grazie ad una delibera municipale ratificata da un regio decreto. In realtà, questo fu possibile grazie alla presenza in loco di alcuni edifici quali i più importanti: l'anfiteatro e le basiliche cristiane e, di strutture pubbliche quali: le terme, la palestra, criptoportico e i mausolei; nonché di molte abitazioni private.

Intorno al 1878, con l'età umbertina, la città visse tra dispute di ideologie diverse, illusioni e delusioni; questo però, fino all'inizio del nuovo secolo quando, a S. Maria C.V., nasce il primo circolo socialista della provincia, fondato dall'avv. Antonio Indaco. Ebbe così inizio un lungo periodo di lotte operaie fino allo scoppio della 1° guerra mondiale (1915-18), durante la quale, persero la vita circa trecento sammaritani. Dopo la suddetta guerra, le lotte politico-sociale però non terminarono, anzi divennero così violente, da favorire l'avvento del fascismo. In questo periodo S. Maria C.V. fu retta dal podestà Pasquale Fratta, un amministratore che per le sue doti morali e la sua competenza, era ben visto da tutti i cittadini.

Ormai, come di consueto, la città fu vittima dell'ennesima guerra: la 2° guerra mondiale (1942-45); si racconta che durante questo complotto, la città fu bombardata con lo sgancio di due bombe in una sola vola e che l'unica vittima, fu una signora anziana che morì per lo spavento. Con la presenza dell'esercito tedesco, ricordato per la sua crudeltà, non mancarono, nobili esempi di sacrificio e di eroismo, come quelli di Roberto Salvi, Vito Romano e Armando Mastroianni.

Con la fine del secondo conflitto mondiale, S. Maria C. V. ha avuto uno sviluppo molto simile agli altri centri meridionali che, nonostante gli indiscussi problemi di rinascita, è riuscita ha conservare la storia del suo passato che, intorno agli anni cinquanta, grazie al grande archeologo Amedeo Maiuri ha vissuto una rinascita importante; infatti, sono stati riportati alla luce numerosi reperti che si possono ammirare nella città di Santa Maria Capua Vetere.

Approfondimento

Bibliografia

Capua Antica, 1997
A. Perconte Licatese

S.Maria C.V., guida alla storia e all'arte della città, 1996
M. Romano e S. Sapio

Capua dalle origini, 1969
G. Maccariello

Introduzione · Antica Capua · S. Maria C. V.
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